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Ricordo di Vito Foà

Ricordo di Vito Foà: dopo Nicola Zurlo a capo del Laboratorio di Igiene Industriale della Clinica del Lavoro “Luigi Devoto” fino al 2006

Vito Foà nasce a La Spezia il 2 febbraio del 1934 da una famiglia di origini ebraiche. Ancora bambino è costretto a fuggire in Svizzera per scampare alle persecuzioni antisemite. Rientra in Italia alla fine della guerra e continua i suoi studi fino alla Specializzazione in Medicina del Lavoro nel 1962. La sua lunga carriera professionale di medico del lavoro, tossicologo e igienista industriale è stata segnata da successi a seguito di ricerche e attività scientifiche e accademiche di elevato livello internazionale.

Ha fatto parte dello SCOEL, il comitato scientifico dell’unione europea per i valori limite negli ambienti di lavoro divenendone anche Coordinatore per diversi anni. E’ stato Presidente della Consulta Inter associativa Italiana della Prevenzione (CIIP) e da molti anni è Socio Onorario della nostra Associazione oltre che membro del Comitato Scientifico della nostra rivista.

Vito Foà ha lasciato una recente testimonianza pubblicata sul supplemento del La Medicina del Lavoro dedicato alla storia dell’Igiene e della Tossicologia presso la Clinica del Lavoro di Milano, del dicembre 2019.

https://www.mattioli1885journals.com/index.php/lamedicinadellavoro/article/view/8842).

Vito Foà era una persona diretta e dotata di una intelligenza vivace, acuta, tenace, colta, spesso ironica ma sempre generosa; negli ultimi anni ha lottato con il suo ineguagliabile spirito indomito contro una malattia alla quale ha finito per arrendersi. Si è spento il 19 ottobre 2020 nella sua casa, circondato dall’affetto dei suoi cari che lo hanno curato con amore.

La comunità dell’Igiene Occupazionale tutta perde una figura di estrema rilevanza, alcuni di noi che sono stati allievi (D.M. Cavallo), stretti collaboratori (C. Sala, A. Cattaneo) o hanno avuto occasione di collaborare con lui (D. Cottica, G. Nano, G. Sesana, G.B. Bartolucci, C. Aprea, A. Spinazzè e molti altri) perdono un importante punto di riferimento.

Domenico Maria Cavallo e Cristina Aprea

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